venerdì 28 maggio 2010
giovedì 13 maggio 2010
The Five Freedoms
* The freedom to say what one feels and thinks, instead of what one should.
* The freedom to feel what one feels, instead of what one ought.
* The freedom to ask for what one wants, instead of always waiting for permission.
* The freedom to take risks in one’s own behalf, instead of choosing to be only ‘secure’ and not rocking the boat.
from ‘Making Contact’ by Virginia Satir
mercoledì 12 maggio 2010
Intervento di Agostino Quadrino (Garamond) su Facebook
La Rete è un dono del Cielo. Ho capito perché.
Nella mia oramai quotidiana esperienza di internet, che è diventata parte essenziale del mio lavoro e di un certo rilievo anche della mia vita personale, mi sto sempre più convincendo che la Rete sia un vero e proprio dono del Cielo per l'umanità, soprattutto nelle sue funzioni che per intenderci vanno sotto il nome di Web 2.0.
Provo a spiegare perché, prendendo spunto da una battuta di Renzo Arbore sentita ieri sera per caso, che sosteneva appunto che Internet è un dono di Dio.
Partirei dalla semplice considerazione che nella vita reale ognuno di noi si relaziona ad altri che sono individuati in base a circostanze occasionali e non scelte (la famiglia, il quartiere, la classe, la nazione, la lingua, il colore della pelle e così via) o a selezione basata su identità comuni in qualche modo scelte (passioni sportive, interessi sociali, appartenenze politiche o etniche, fedi religiose ecc.).
Bene, anzi... male: in effetti, a pensarci bene, sono proprio le appartenenze circoscritte a dar vita alla individuazione di una identità propria, distinta da una estranea, straniera, "diversa", che - nella loro esasperazione - hanno dato occasione di molte catastrofi sociali: conflitti, violenze, sopraffazioni, guerre, fra classi, fedi, tifoserie, bande e ogni altra forma di separazione netta fra "noi/me" e "gli altri".
Il Novecento, coni suoi Totalitarismi, ha dimostrato dove può portare l'esaltazione della identità di popolo, classe, nazione, etnia, religione e così via. Insomma: è la fonte di ogni violenza e l'origine di ogni guerra.
Qui in Rete però, e soprattutto nei social network, accade qualcosa che nella vita reale e nelle modalità tradizionali di relazione non può accadere: le identità si mescolano, si intrecciano, in modo imprevedibile e nemmeno controllabile.
Faccio qualche esempio, tratto sempre dalla mia esperienza.
Fra i miei amici su Fb c'è Giampaolo, che è tifoso della Roma, e Federico, che è tifoso dell'Inter. Quando capita perciò che Totti decide di rincorrere Balotelli per dargli un calcione o che Mourino avanzi sospetti sulla condotta sportiva della Roma, nei miei commenti (e - attenzione - prima ancora nei miei pensieri) io cercherò di dire quello che penso tenendo conto che sarà letto sia da Giampaolo, sia da Federico, alla cui amicizia tengo per motivi diversi ma ugualmente importanti, che magari con il calcio non c'entrano nulla. Dunque cercherò di essere equilibrato e rispettoso di entrambe le diverse presumibili visioni di calci, calcioni e arroganze.
Secondo esempio, in altro campo. Fra i miei amici ci sono Anna, che ama e conosce benissimo la musica barocca e Paola che potrebbe avere la cattedra universitaria di musica folk e rock. Bene. Quando mi capita di segnalare e linkare un brano che per me è "bellissimo", mi rendo conto che nella mia mente tengo conto di quello che ne potrebbe pensare Anna e contemporaneamente di quello che ne potrebbe pensare Paola, per cui né il Monteverdi di Philippe Jaroussky né la ballata di Nick Drake potranno essere capolavori assoluti in classifica unica, ma solo due straordinarie espressioni dello stesso genio musicale, per quanto diverse e lontane fra di loro (sempre non più di Sei Gradi, s'intende).
Terzo ed ultimo esempio, sempre tratto dall'esperienza, ovvio: sono amico, qui su Fb (attenzione: solo qui, per il momento), sia di Antonio sia di Azadeh. Antonio è di fede cattolica, Azadeh di fede musulmana. Amo i loro scritti, da cui imparo molto, e ci tengo alla loro amicizia qui perché mi consente di prolungare la lettura dei loro libri con domande dirette all'autore che nel mondo 1.0 non avrei avuto facilità a fare. Bene. Quando scrivo qualcosa o commento un post sulla questione dei crimini pedofili di alcuni preti cattolici, sono certo che oramai nella mente terrò presente la sensibilità di Antonio e il suo presumibile (o apertamente espresso) punto di vista sulla questione; quando invece mi capiterà di commentare un articolo sul "fondamentalismo islamico", cercherò di non offendere la fede di Azadeh che con la violenza e il fanatismo non ha nulla a che fare. Ci tengo all'amicizia e alla stima di entrambi, e inoltre so che potranno leggere le mie considerazioni e i commenti che i miei amici faranno: dunque cercherò di vedere e presentare le cose in modo che siano oggetto di discussione, ma non di contrapposizione o intollerante faziosità. Non voglio che mi cancellino dalle loro liste di amici e quindi dirò quello che penso (senza infingimenti, ovviamente) con moderazione e rispetto di ciascuno.
Non solo.
Qui accade anche che Azadeh legga quello che scrivo sul calcione di Totti, che Paola legga un commento sullo scandalo della pedofilia, e che Giampaolo ascolti un brano di Monteverdi, senza che questo derivi da interessi comuni di partenza.
Ecco il punto: qui le identità vengono smontate e ricostruite, le appartenenze sono fluide, le relazioni non sono determinate dal quartiere, dalla lingua, dalla regione, dalla fede o dal colore della sciarpa. Sono tante, molteplici e sovrapposte. Questo fatto, credo, implicitamente educa a vedere il mondo anche dallo "sguardo laterale" di chi è "con te" in chiesa, ma nell'altra curva allo stadio, accanto a te al concerto ma parla un'altra lingua, vota il tuo partito ma ascolta Radio Deejay e non Radio 3.
E tutto avviene contemporaneamente, sullo stesso piano, sulle stesse bacheche. Diverse sono solo le persone, tutte uniche e irripetibili nell'inestricabile intreccio delle loro identità multiple per interessi, passioni, valori, stili.
Insomma, voglio dire che qui abbiamo un'occasione unica, credo di poter dire, se non fosse troppo enfatico: imparare tutti a convivere con chi è diverso da noi in qualcosa, e simile a noi in qualcos'altro. Imparare a condividere le nostre differenze, e considerarle una ricchezza, come la presenza nelle nostre liste di amici di chi è della stessa nostra squadra del cuore ma ama altri generi musicali, o di chi parla la stessa nostra lingua ma è di religione diversa o non credente.
Se questo modo nuovo di comunicare e relazionarci diventasse il modello delle relazioni fra le persone e i popoli, credo che difficilmente i poteri totalitari di turno potrebbero riportare popoli e individui a sterminarsi reciprocamente solo per un diverso colore di divisa, di pelle o di bandiera.
"All we are saying is give peace a chance" cantavano quelli più anziani di noi un po' di anni fa. Ecco, ora credo che abbiamo uno strumento in più per realizzare questo sogno, un sogno che viviamo già se sappiamo riconoscerlo.
Tutto ciò che qui ho cercato di descrivere nel Mondo 1.0 non c'era e per questo penso davvero che il Web 2.0, se dovesse estendersi universalmente come di fatto sta accadendo, sia un dono del Cielo, o ... di Dio, secondo me e secondo Arbore... o dello spirito umano, secondo tanti altri amici che forse sono arrivati a leggere fino a qui. Comunque un'occasione straordinaria e senza precedenti per avere un futuro con meno conflitti, meno violenza, meno guerre, e più comprensione, più rispetto, più apertura all'altro e al diverso.
giovedì 6 maggio 2010
Il sistema educativo britannico ad una svolta? Alcune riflessioni
Il sistema educativo britannico ad una svolta? Alcune riflessioni:
Il 6 maggio il Regno Unito andrà alle urne per eleggere il successore di Gordon Brown, chiunque esso sia, si troverà a prendere decisioni importanti in materia di Istruzione.
Ovviamente in questo luogo non voglio parlare di politica ma, sulla scorta della visita di una delegazione di Bristol alle nostre scuole siciliane e dopo la lettura di alcuni articoli dell’Economist delle ultime settimane, voglio riflettere su alcune questioni che riguardano il sistema educativo britannico e la percezione che ne hanno i cittadini (ed i politici) inglesi.
Una visione quindi dall’interno, che, credo, ci possa aiutare a capire meglio anche la nostra situazione scolastica.
Quando nel 1997 fu eletto Tony Blair, uno degli slogan vincenti della sua campagna fu: “Istruzione, istruzione e istruzione”. In questi ultimi venti anni la politica educativa inglese è mutata, ma sembra che, nonostante le riforme, le cose non siano andate sempre per il verso giusto Nel 2007 David Cameron ha nominato Michael Gove, per studiare la situazione scolastica europea, focalizzandosi in particolare sul sistema svedese;
In Svezia, dal 1991, una legge permette a imprese, organizzazioni religiose e non ed anchea gruppi di genitori di aprire scuole e ottenere denaro pubblico proprio come quelle gestite dallo Stato. Quando questa legge fu approvata, l'istruzione privata era quasi sconosciuta in Svezia, da allora sono sorte più di un migliaio di queste "scuole libere" ed il 12,5% degli undici/sedicenni le frequenta.
Per gli inglesi la voglia di cambiamento è dettata dal fatto che la loro scuola non corrisponde alle loro aspettative di “giustizia sociale e di futura crescita economica”:
Ovviamente la scuola non è affatto l'unica causa di questi mali, ma l’assetto delle scuole britanniche tende, a detta dei più, a peggiorare le cose. Sebbene l'attuale governo laburista abbia raddoppiato la spesa per le scuole da quando è salito al potere nel 1997, gli alunni indietreggiano nelle valutazioni europee, dietro i loro omologhi in altri paesi ricchi.
Nelle prove di lettura per i quindicenni, di matematica e di scienze svolte dall'OCSE (tanto contestate in Italia), il risultato è stato deludente. Tra il 2000 e il 2006, la Gran Bretagna è arretrata nelle classifiche dell'OCSE in ognuna delle abilità. (da notare che il calo, Germania a parte, è generale)
Le scuole pubbliche in Inghilterra sono considerate mediocri e, secondo le statistiche Ocse, la qualità generale all’interno delle scuole è più variabile che nella maggior parte degli altri paesi.
Inoltre, è molto probabile che i bambini più poveri finiscano nelle scuole peggiori. In poche parole la scelta di una “buona scuola” in Gran Bretagna conta per la qualità della vita futura più che in molti altri paesi ricchi.
Anche le università formano un sistema rigidamente gerarchico con Oxford e Cambridge in cima.
Tutto ciò si risolve in una corrispondenza stretta tra grado di istruzione e stipendi.
Ad oggi le scuole sono valutate da ispettori ministeriali sulla base di indicatori nazionali tramite una serie di prove standard, divise per fasce di età; i risultati sono pubblicati e le scuole che ricevono bassi valutazioni possono essere ridimensionate o addirittura chiuse, mentre lo stipendio del personale è agganciato ai risultati aspettati. Il prodotto di questo metodo può portare però a situazioni limite: "Abbiamo comprato la nostra nuova casa molto vicino ad una scuola elementare che a detta degli ispettori era eccezionale", dice un genitore, “ma quando l’abbiamo visitata, abbiamo scoperto che i bambini dell’ultimo anno passano la maggior parte del loro tempo a fare test per prepararsi alle prove nazionali" . Molte scuole infatti focalizzano la didattica sull’abilità di superare i test di valutazione (a cui sono legati stipendi e finanziamenti della scuola), tralasciando altri aspetti importanti per l’educazione e la crescita degli alunni. Questa deformazione della didattica è stata confermata anche da una ricerca indipendente pubblicata lo scorso anno dalla Cambridge Review. Nel frattempo anche le scuole secondarie hanno cambiato i curricula, dirottando gli alunni dalle materie più ostiche altre più facili, alla caccia di buoni risultati negli esami nazionali ( quindi per alzare la media della valutazione della scuola stessa). Si studia meno Storia , Geografia, Lingue e Scienze e molto di più Media e Psicologia, e, parallelamente, sono nate materie come Sport, viaggi e turismo in cui difficilmente gli alunni hanno esito negativo agli esami. Il risultato è che ufficialmente le medie sono alte: l'80% dei bambini esce dalla scuola elementare avendo lo standard previsto per la lettura e il 79% per la matematica, contro il 63% e 62% rispettivamente nel 1997. Circa il 70% dei sedicenni ottiene cinque buone valutazioni al GCSE (l’esame standard per il biennio superiore) o l'equivalente professionale, rispetto al precedente 46%. Il governo prende questi risultati come prova di qualità in continua ascesa ma gli esperti indipendenti non sono d'accordo. Un gruppo di accademici di Durham, studiando campioni casuali di studenti in uscita dalla scuola primaria ogni anno, hanno trovato solo un modesto miglioramento in inglese e matematica prima del 2000, e nessuno da allora. La loro analisi del GCSE non è più incoraggiante: i test sono diventati molto più facili rispetto al 1997.
Ormai le migliori università utilizzano dei propri esami di ingresso non tenendo conto del voto di uscita all’Esame di Stato; le scuole private stanno abbandonando il modello d’esame GCSE per più esigenti versioni indipendenti, destinate al mercato internazionale.
Concludendo, nonostante le tasse siano raddoppiate in termini reali dal 1997, gli alunni sono aumentati nelle scuole private, avvantaggiando coloro che possono permettersi di pagare per risolvere le carenze in materia di istruzione dei propri figli.
I Laburisti nel loro nuovo programma elettorale ( ma anche i conservatori lo fanno…), parlano di “Potere dei genitori”: le proposte dei genitori porterebbero le autorità locali a licenziare insegnanti e dirigenti scolastici o a fondare nuove scuole private, sul modello di modelli più efficienti ed efficaci con l’aiuto economico dello stato.
Funzionerà? Secondo l’Economist, l’esperienza in altri paesi è ampiamente positiva. I cittadini Svedesi approvano in generale le loro nuove scuole, e i genitori sono soddisfatti: nove su dieci dicono di essere felici dell'istruzione dei propri figli, rispetto ai meno di due terzi dei genitori con figli nelle scuole statali. È difficile trarre conclusioni generali sulle scuole private negli Usa, perché le leggi differiscono molto da stato a stato, ma Caroline Hoxby, economista presso
Un problema generale per le scuole sembra essere il reclutamento di insegnanti di qualità nelle scuole pubbliche: nel paese che ha coniato il detto “Chi può fa, e chi non può, insegna” le società e gli studi professionali offrono stipendi più alti che attraggono i professionisti di alto livello.
Non tutti però sono favorevoli al finanziamento delle scuole private: in questi tempi difficili, in Gran Bretagna – dicono i critici-, non ci sono soldi per scuole nuove che in più svuoterebbero le “vecchie” istituzioni statali creando ulteriori problemi. Un’altra idea sul campo, proposta dai liberal-democratici, è quella di liberalizzare il mercato-scuola lasciando alle scuole carta bianca in materia di curriculum e retribuzione degli insegnanti e consegnando del tutto alla libera concorrenza il destino dell’Istruzione.
Insomma chiunque vinca le elezioni si troverà davanti un bel nodo gordiano da sciogliere: tra burocrazia, insegnanti scontenti e riordino strutturale-economico sembra che anche la scuola inglese stia attraversando un periodo estremamente delicato.
lunedì 3 maggio 2010
Un Ning molto interessante
bisogna iscriversi in quanto è costruito su piattaforma Ning.
1) L'ambiente principale del network, basato sulla piattaforma NING, un applicativo per il Social Network;
2) un Wiki di supporto presente/ qui http://lascuolachefunziona.pbworks.com
Qui, nel NING, si svolgono le attività di interazione e di collaborazione. Puoi partecipare alle attività del network attraverso:
a) Forum (leggere gli interventi, contribuire alle discussioni aperte, aprire una nuova discussione)
b) Gruppi (iscriverti ad uno o più gruppi, partecipare alle loro attività, aprire un nuovo gruppo).
Nella sezione Forum trovi tutte le discussioni attive; queste sono organizzate per "categorie". In "risorse" (barra superiore; passa il mouse)
cliccando su "forum" si apre la pagina con i titoli delle categorie attive. Cliccando sul titolo di una "categoria" puoi vedere i titoli di tutte le discussioni presenti. Clicca, quindi, sul titolo
della discussione che ti interessa.
Nella sezione Gruppi trovi i nomi dei gruppi attivi. Clicca sul nome del gruppo che ti interessa, iscriviti e inizia a partecipare alle attività.
Altra sezione molto frequentata è la Chat, nella parte bassa della pagina principale. Puoi chattare in "Main" con tutte le persone presenti in quel momento nella chat, o con una sola (clicca sul suo nome e poi su "private").
Nel Wiki puoi avere accesso a numerose pagine di "risorse". Nella sua Home, ne trovi l'elenco.
Per scrivere nel Wiki devi essere registrato. Clicca su "request access" in alto a destra.
Queste le informazioni essenziali per orientarti.
Per il resto .... buona esplorazione
giovedì 29 aprile 2010
Alfabetizzazione del 21° secolo

Howard Rehingold (http://www.rheingold.com), che si autodefinisce "Istigatore online", pubblica un interessante post in inglese (http://www.sfgate.com/cgi-bin/blogs/rheingold/index) in cui si chiede quali siano le competenze cognitive fondamentali per poter abitare il mondo nell'era digitale, individuandone almeno quattro:
- infotention (cioè attenzione alle informazioni): come possiamo imparare e praticare nuove forme di attenzione nell'era digitale?
- collaborazione: come possiamo favorire forme significative e innovative di collaborazione?
- awareness network (consapevolezza della rete): come si può acquisire un senso di ciò che la rete estesa è / e di ciò che essa può realizzare?
- partecipazione: come si fa a favorire l'interazione e la partecipazione significativa?
Cosa ne pensate?
Opinioni sul sistema scolastico
Aldo Casali, Lorenzo Caselli, Sabino Cassese, Elio Catania, Tullio De Mauro, Giuseppe De Rita, Umberto Eco, Domenico Fisichella, Luciano Guerzoni, Mario Lodi, Roberto Maragliano, Angelo Panebianco, Clotilde Pontecorvo, Sergio Romano, Domenico Siniscalco, Giuseppe Varchetta, Umberto Veronesi, vedi www.treellle.org)
La scuola vista
1. dai cittadini
http://www.treellle.org/files/lll/ricerca01.pdf
2. dai giovani adulti
http://www.treellle.org/files/lll/ricerca02.pdf
Le ritengono utili per avere una visione della scuola che non sia troppo autoreferenziale (dalla parte dei docenti), anche se poi i risultati, a mio avviso, vanno presi cum grano salis dal momento che proprio i docenti hanno una visione di insieme certamente più larga del "semplice" cittadino o dell'alunno (per quanto adulto).
In ogni caso una buona occasione per riflettere sul nostro lavoro.
mercoledì 28 aprile 2010
- Podcasting
- Condivisione e collaborazione con i social networks
- Lavagne interattive online
- Blog e Twitter
- Wiki
- Timeline
- Video, filmati, animazione, fumetti
- Mappe concettuali
- Lingue straniere
- Evoluzione verso il 3D - Second Life
aspetto commenti
martedì 27 aprile 2010
di F. Bruni, Università del Molise
L’individuazione di modalità che raccordino l’apprendimento formale con quello informale è un problema ancora aperto. Da questo punto di vista, la natura ibrida del blog, che media tra modalità tecnologicamente innovative e approcci tradizionali, offre possibilità ancora non pienamente valorizzate legate alla costruzione dell’identità tramite strategie narrative. Alcuni usi didattici del blog, ad esempio come knowledge management o come portfolio, sottolineano il legame tra formale e informale. (...)
| Espressione di un punto di vista personale | Partecipazione a reti di interessi |
| Dimensione privata | Dimensione pubblica |
| Scrittura | Oralità |
| Autore | Lettore |
| Documentazione/espressione | Sperimentazione/ricerca |
| Impostazione cronologica | Ipertestualità |
| Disseminazione | Conversazione |
La classificazione di Richardson distingue, all’interno dei blog didattici, tra class portal, online filling cabinet, e-portfolio, collaborative space, knowledge management e school website (Richardson, 2006, pp. 21-26).

