Il sistema educativo britannico ad una svolta? Alcune riflessioni:
Il 6 maggio il Regno Unito andrà alle urne per eleggere il successore di Gordon Brown, chiunque esso sia, si troverà a prendere decisioni importanti in materia di Istruzione.
Ovviamente in questo luogo non voglio parlare di politica ma, sulla scorta della visita di una delegazione di Bristol alle nostre scuole siciliane e dopo la lettura di alcuni articoli dell’Economist delle ultime settimane, voglio riflettere su alcune questioni che riguardano il sistema educativo britannico e la percezione che ne hanno i cittadini (ed i politici) inglesi.
Una visione quindi dall’interno, che, credo, ci possa aiutare a capire meglio anche la nostra situazione scolastica.
Quando nel 1997 fu eletto Tony Blair, uno degli slogan vincenti della sua campagna fu: “Istruzione, istruzione e istruzione”. In questi ultimi venti anni la politica educativa inglese è mutata, ma sembra che, nonostante le riforme, le cose non siano andate sempre per il verso giusto Nel 2007 David Cameron ha nominato Michael Gove, per studiare la situazione scolastica europea, focalizzandosi in particolare sul sistema svedese;
In Svezia, dal 1991, una legge permette a imprese, organizzazioni religiose e non ed anchea gruppi di genitori di aprire scuole e ottenere denaro pubblico proprio come quelle gestite dallo Stato. Quando questa legge fu approvata, l'istruzione privata era quasi sconosciuta in Svezia, da allora sono sorte più di un migliaio di queste "scuole libere" ed il 12,5% degli undici/sedicenni le frequenta.
Per gli inglesi la voglia di cambiamento è dettata dal fatto che la loro scuola non corrisponde alle loro aspettative di “giustizia sociale e di futura crescita economica”:
Ovviamente la scuola non è affatto l'unica causa di questi mali, ma l’assetto delle scuole britanniche tende, a detta dei più, a peggiorare le cose. Sebbene l'attuale governo laburista abbia raddoppiato la spesa per le scuole da quando è salito al potere nel 1997, gli alunni indietreggiano nelle valutazioni europee, dietro i loro omologhi in altri paesi ricchi.
Nelle prove di lettura per i quindicenni, di matematica e di scienze svolte dall'OCSE (tanto contestate in Italia), il risultato è stato deludente. Tra il 2000 e il 2006, la Gran Bretagna è arretrata nelle classifiche dell'OCSE in ognuna delle abilità. (da notare che il calo, Germania a parte, è generale)
Le scuole pubbliche in Inghilterra sono considerate mediocri e, secondo le statistiche Ocse, la qualità generale all’interno delle scuole è più variabile che nella maggior parte degli altri paesi.
Inoltre, è molto probabile che i bambini più poveri finiscano nelle scuole peggiori. In poche parole la scelta di una “buona scuola” in Gran Bretagna conta per la qualità della vita futura più che in molti altri paesi ricchi.
Anche le università formano un sistema rigidamente gerarchico con Oxford e Cambridge in cima.
Tutto ciò si risolve in una corrispondenza stretta tra grado di istruzione e stipendi.
Ad oggi le scuole sono valutate da ispettori ministeriali sulla base di indicatori nazionali tramite una serie di prove standard, divise per fasce di età; i risultati sono pubblicati e le scuole che ricevono bassi valutazioni possono essere ridimensionate o addirittura chiuse, mentre lo stipendio del personale è agganciato ai risultati aspettati. Il prodotto di questo metodo può portare però a situazioni limite: "Abbiamo comprato la nostra nuova casa molto vicino ad una scuola elementare che a detta degli ispettori era eccezionale", dice un genitore, “ma quando l’abbiamo visitata, abbiamo scoperto che i bambini dell’ultimo anno passano la maggior parte del loro tempo a fare test per prepararsi alle prove nazionali" . Molte scuole infatti focalizzano la didattica sull’abilità di superare i test di valutazione (a cui sono legati stipendi e finanziamenti della scuola), tralasciando altri aspetti importanti per l’educazione e la crescita degli alunni. Questa deformazione della didattica è stata confermata anche da una ricerca indipendente pubblicata lo scorso anno dalla Cambridge Review. Nel frattempo anche le scuole secondarie hanno cambiato i curricula, dirottando gli alunni dalle materie più ostiche altre più facili, alla caccia di buoni risultati negli esami nazionali ( quindi per alzare la media della valutazione della scuola stessa). Si studia meno Storia , Geografia, Lingue e Scienze e molto di più Media e Psicologia, e, parallelamente, sono nate materie come Sport, viaggi e turismo in cui difficilmente gli alunni hanno esito negativo agli esami. Il risultato è che ufficialmente le medie sono alte: l'80% dei bambini esce dalla scuola elementare avendo lo standard previsto per la lettura e il 79% per la matematica, contro il 63% e 62% rispettivamente nel 1997. Circa il 70% dei sedicenni ottiene cinque buone valutazioni al GCSE (l’esame standard per il biennio superiore) o l'equivalente professionale, rispetto al precedente 46%. Il governo prende questi risultati come prova di qualità in continua ascesa ma gli esperti indipendenti non sono d'accordo. Un gruppo di accademici di Durham, studiando campioni casuali di studenti in uscita dalla scuola primaria ogni anno, hanno trovato solo un modesto miglioramento in inglese e matematica prima del 2000, e nessuno da allora. La loro analisi del GCSE non è più incoraggiante: i test sono diventati molto più facili rispetto al 1997.
Ormai le migliori università utilizzano dei propri esami di ingresso non tenendo conto del voto di uscita all’Esame di Stato; le scuole private stanno abbandonando il modello d’esame GCSE per più esigenti versioni indipendenti, destinate al mercato internazionale.
Concludendo, nonostante le tasse siano raddoppiate in termini reali dal 1997, gli alunni sono aumentati nelle scuole private, avvantaggiando coloro che possono permettersi di pagare per risolvere le carenze in materia di istruzione dei propri figli.
I Laburisti nel loro nuovo programma elettorale ( ma anche i conservatori lo fanno…), parlano di “Potere dei genitori”: le proposte dei genitori porterebbero le autorità locali a licenziare insegnanti e dirigenti scolastici o a fondare nuove scuole private, sul modello di modelli più efficienti ed efficaci con l’aiuto economico dello stato.
Funzionerà? Secondo l’Economist, l’esperienza in altri paesi è ampiamente positiva. I cittadini Svedesi approvano in generale le loro nuove scuole, e i genitori sono soddisfatti: nove su dieci dicono di essere felici dell'istruzione dei propri figli, rispetto ai meno di due terzi dei genitori con figli nelle scuole statali. È difficile trarre conclusioni generali sulle scuole private negli Usa, perché le leggi differiscono molto da stato a stato, ma Caroline Hoxby, economista presso
Un problema generale per le scuole sembra essere il reclutamento di insegnanti di qualità nelle scuole pubbliche: nel paese che ha coniato il detto “Chi può fa, e chi non può, insegna” le società e gli studi professionali offrono stipendi più alti che attraggono i professionisti di alto livello.
Non tutti però sono favorevoli al finanziamento delle scuole private: in questi tempi difficili, in Gran Bretagna – dicono i critici-, non ci sono soldi per scuole nuove che in più svuoterebbero le “vecchie” istituzioni statali creando ulteriori problemi. Un’altra idea sul campo, proposta dai liberal-democratici, è quella di liberalizzare il mercato-scuola lasciando alle scuole carta bianca in materia di curriculum e retribuzione degli insegnanti e consegnando del tutto alla libera concorrenza il destino dell’Istruzione.
Insomma chiunque vinca le elezioni si troverà davanti un bel nodo gordiano da sciogliere: tra burocrazia, insegnanti scontenti e riordino strutturale-economico sembra che anche la scuola inglese stia attraversando un periodo estremamente delicato.

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